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La Sacra Sindone

BEATIFICAZIONE DI PAPA WOJTYLA
Dissi ai giovani in quella occasione
di “non appiattirsi nella mediocrità”, di “non vivere solo a metà”, ma
di “prendere nelle loro mani la propria vita”, per “farne un autentico e
personale capolavoro”.
[Giovanni Paolo II
Cagliari - Domenica, 20 ottobre 1985] |
Apertura
Progetto di
Solidarietà Polverigi 2012

PRESENTAZIONE DI
PADRE STEFANO CORONESE
(FRATI CAPPUCCINI - LORETO)
Sabato 19 novembre 2011 alle
ore 16,00 nella chiesa parrocchiale di Polverigi, è stato presentato il
Progetto di Solidarietà Polverigi 2012, promosso dall’Oratorio Beato
Piergiorgio Frassati e giunto ormai alla settima edizione, che
quest’anno sarà in collaborazione con i
Frati Cappuccini Missioni Estere
di Loreto.
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San
Bernardino da Siena
Sacerdote
(20
maggio)
Canonizzato nel 1450, cioè a soli sei
anni dalla morte, era nato nel 1380 a
Massa Marittima, dalla nobile famiglia
senese degli Albizzeschi. Rimasto orfano
dei genitori in giovane età fu allevato
a Siena da due zie. Frequentò lo Studio
senese fino a ventidue anni, quando
vestì l'abito francescano. In seno
all'ordine divenne uno dei principali
propugnatori della riforma dei
francescani osservanti. Banditore della
devozione al santo nome di Gesù, ne
faceva incidere il monogramma «YHS» su
tavolette di legno, che dava a baciare
al pubblico al termine delle prediche.
Stenografati con un metodo di sua
invenzione da un discepolo, i discorsi
in volgare di Bernardino sono giunte
fino a noi. Aveva parole durissime per
quanti «rinnegano Iddio per un capo
d'aglio» e per «le belve dalle zanne
lunghe che rodono le ossa del povero».
Anche dopo la sua morte, avvenuta alla
città dell'Aquila, nel 1444, Bernardino
continuò la sua opera di pacificazione.
Era infatti giunto morente in questa
città e non poté tenervi il corso di
prediche che si era prefisso.
Persistendo le lotte tra le opposte
fazioni, il suo corpo dentro la bara
cominciò a versare sangue e il flusso si
arrestò soltanto quando i cittadini
dell'Aquila si rappacificarono.
(Avvenire)
Il
trigramma del Nome di Gesù
Affinché la sua predicazione non fosse
dimenticata facilmente, Bernardino con
profondo intuito psicologico, la
riassumeva nella devozione al Nome di
Gesù e per questo inventò un simbolo dai
colori vivaci che veniva posto in tutti
i locali pubblici e privati, sostituendo
blasoni e stemmi delle famiglie e delle
varie corporazioni spesso in lotta tra
loro.
Il
trigramma del nome di Gesù, divenne un
emblema celebre e diffuso in ogni luogo,
sulla facciata del Palazzo Pubblico di
Siena campeggia enorme e solenne, opera
dell’orafo senese Tuccio di Sano e di
suo figlio Pietro, ma lo si ritrova in
ogni posto dove Bernardino e i suoi
discepoli abbiano predicato o
soggiornato.
Qualche volta il trigramma figurava
sugli stendardi che precedevano
Bernardino, quando arrivava in una nuova
città per predicare e sulle tavolette di
legno che il santo francescano poggiava
sull’altare, dove celebrava la Messa
prima dell’attesa omelia, e con la
tavoletta al termine benediceva i
fedeli.
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link utili
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Usap
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Protezione Civile
Centro
Famiglie Camerano
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Il
"KIT MALARIA" è a favore della popolazione del Benin un piccolo stato
dell’Africa occidentale situato nel golfo di Guinea (recentemente
visitato da Papa Benedetto XVI -
relazione viaggio apostolico), l'intero Paese è colpito dalla
malaria, le statistiche indicano che questa
malattia sta causando stragi in tutte le regioni, i più vulnerabili sono
i minori di cinque anni e le donne incinte.
(relazione
consegna salvadanai)
In occasione di tale consegna è
stata anche comunicata la cifra del precedente Progetto Solidarietà 2011
ed i
ringraziamenti dei Missionari Saveriani.
È stata
raccolta la somma di euro 4.992,53 che sarà destinata alla
popolazione del Congo, da anni martoriata da una sanguinosa guerra
civile; tutta la Comunità di Polverigi si augura che l’ottimo risultato
del Progetto possa alleviare un poco le sofferenze di quel popolo.
Ancora una volta un caloroso e sentito ringraziamento a tutti i bambini
e ragazzi, alle loro famiglie, agli animatori, ai catechisti, agli
esercizi commerciali e alle Associazioni e Istituzioni di Polverigi
(Amministrazione Comunale, Asilo Lesti, Associazione Calcistica Usap,
Centro Sociale l’Iniziativa di Rustico, Corpo Bandistico Cittadino,
Gruppo Ciclistico Sige, Pro Loco, Sezione Avis, Sige Basket, Tris
Volley). |
Il
trigramma fu disegnato da Bernardino
stesso, per questo è considerato patrono
dei pubblicitari; il simbolo consiste in
un sole raggiante in campo azzurro,
sopra vi sono le lettere IHS che sono le
prime tre del nome Gesù in greco (ma si
sono date anche altre spiegazioni, come
l’abbreviazione di “In Hoc Signo (vinces)”,
il motto costantiniano, oppure di “Iesus
Hominum Salvator”.
Ad ogni elemento del simbolo, Bernardino
applicò un significato; il sole centrale
è chiara allusione a Cristo che dà la
vita come fa il sole, e suggerisce
l’idea dell’irradiarsi della Carità.
Il calore del sole è diffuso dai raggi,
ed ecco allora i dodici raggi
serpeggianti cioè i dodici Apostoli e
poi da otto raggi diretti che
rappresentano le beatitudini; la fascia
che circonda il sole rappresenta la
felicità dei beati che non ha termine,
il celeste dello sfondo è simbolo della
fede; l’oro dell’amore.
Bernardino allungò anche l’asta sinistra
dell’H, tagliandola in alto per farne
una croce, in alcuni casi la croce è
poggiata sulla linea mediana dell’H.
Il significato mistico dei raggi
serpeggianti era espresso in una
litania: 1° rifugio dei penitenti; 2°
vessillo dei combattenti; 3° rimedio
degli infermi; 4° conforto dei
sofferenti; 5° onore dei credenti; 6°
gioia dei predicanti; 7° merito degli
operanti; 8° aiuto dei deficienti; 9°
sospiro dei meditanti; 10° suffragio
degli oranti; 11° gusto dei
contemplanti; 12° gloria dei trionfanti.
Tutto il simbolo è circondato da una
cerchia esterna con le parole in latino
tratte dalla Lettera ai Filippesi di San
Paolo: “Nel nome di Gesù ogni ginocchio
si pieghi, sia degli esseri celesti, che
dei terrestri e degli inferi”.
Il trigramma bernardiniano ebbe un gran
successo, diffondendosi in tutta Europa,
anche s. Giovanna d’Arco volle ricamarlo
sul suo stendardo e più tardi fu
adottato anche dai Gesuiti.
Diceva s. Bernardino: “Questa è mia
intenzione, di rinnovare e chiarificare
il nome di Gesù, come fu nella primitiva
Chiesa”, spiegando che, mentre la croce
evocava la Passione di Cristo, il suo
nome rammentava ogni aspetto della sua
vita, la povertà del presepio, la
modesta bottega di falegname, la
penitenza nel deserto, i miracoli della
carità divina, la sofferenza sul
Calvario, il trionfo della Resurrezione
e dell’Ascensione.
In effetti ribadiva la devozione già
presente in san Paolo e durante il
Medioevo in alcuni Dottori della Chiesa
e in s. Francesco d’Assisi, inoltre tale
devozione era praticata in tutto il
Senese, pochi decenni prima dai Gesuati,
congregazione religiosa fondata nel 1360
dal senese beato Giovanni Colombini,
dedita all’assistenza degli infermi e
così detti per il loro ripetere
frequente del nome di Gesù.
Quindi la novità di s. Bernardino fu di
offrire come oggetto di devozione le
iniziali del nome di Gesù, attorniato da
efficaci simbolismi, secondo il gusto
dell’epoca, amante di stemmi, armi,
simboli.
L’uso del trigramma, comunque gli
procurò accuse di eresie e idolatria,
specie dagli Agostiniani e Domenicani, e
Bernardino da Siena subì ben tre
processi, nel 1426, 1431, e 1438, dove
il francescano poté dimostrare la sua
limpida ortodossia, venendo ogni volta
assolto con il favore speciale di papa
Eugenio IV, che lo definì “il più
illustre predicatore e il più
irreprensibile maestro, fra tutti quelli
che al presente evangelizzano i popoli
in Italia e fuori”. |